Se mi dici Genova e musica, penso subito a una cosa sola. Una sola, ma gigante.
C’è una poeticità nell’aria di Genova che attraversa tutta la città: vibra tra gli alberi delle barche al porto, scende dalle salite, passa per il mercato, si posa sulle spiagge e si infrange sugli scogli.
È come una scia di profumo che viaggia nell’aria: prima la sente uno, poi dieci, poi cento persone, ognuna pronta a raccontarla a modo suo.
Alcuni di loro hanno formato quello che chiamiamo La Scuola Genovese.
Un movimento che raccoglie la poesia cruda di Fabrizio De André, la malinconia di Luigi Tenco, il calore di Gino Paoli, l’ironia sottile di Bruno Lauzi, la raffinatezza musicale di Umberto Bindi e le parole sapienti di Giorgio Calabrese e tanto altro.
Sono loro ad aver dato forma al suono della città: un suono fatto di poesia, verità e legame profondo con la propria terra.
Con il tempo, Genova ha continuato a evolversi e a contaminarsi. Dopo i primi grandi nomi, sono arrivati artisti come gli Ex-Otago (indie pop), i Meganoidi e i Klasse Kriminale (punk e ska), i Sadist e i Buio Pesto. Anche loro, a modo loro, hanno mantenuto il filo rosso con la tradizione, nei testi, nelle attitudini e nelle produzioni.
Negli ultimi anni è arrivato anche l’urban e Genova si è dimostrata terreno fertile.
Sono nati artisti come Tedua, Bresh, VazTè, Izi, Disme, Sayf, Nader, Olly, Alfa e tanti altri. Raccontano la Genova di oggi con nuove chiavi di lettura, ma con le radici ben piantate nella stessa terra da cui è nata la Scuola Genovese.
Con stili diversi, nuove sonorità, influenze miste, ma sempre con un forte senso di appartenenza.
È chiaro: sono tutti nomi toccati, in modi diversi, da quella stessa scia che viaggia nell’aria.
Ognuno la intercetta in modo personale, restituendo una nuova sfumatura della città.
ecco l’aria di Genova secondo me.

Lascia un commento